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Agadir is always the same and always different. A strange postmodern mirage without historical monuments and this amazes those who come here for the first time. “This doesn’t seem Morocco!” they all say. The ancient city on the hill was swallowed by the ground during the great earthquake of 1960, as the tourists buildings, down on the beach and then a giant wave swept away the rest. Everything was rebuilt with steel and cement and strict earthquake standards. The ruins from the top look down towards the ocean. “You can find everything yet, if you dig!” say the guides to tourists indicating the ground. When you go there, try to be silent, because the wind often blows from the sea and seems to bring old memories. From here, in the evening, you can realize how bright is the city, on the edge of the desert, rolled up on the beach with the large port into the tummy.
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Agadir è sempre la stessa e sempre diversa. Un miraggio postmoderno senza monumenti storici e questo stupisce chi la visita per la prima volta. “Non sembra Marocco” dicono in tanti. La città antica, sopra la collina, è stata inghiottita dal suolo durante il grande terremoto del 1960; così come gli edifici turistici, giù lungo la spiaggia e poi un’onda gigantesca ha spazzato via ogni cosa. Tutto è stato ricostruito con l’acciaio e il cemento e severe norme antisismiche. Le rovine dall’alto guardano verso l’oceano. “Trovi ancora tutto, se scavi!” dicono le guide ai turisti indicando il terreno. Quando ci vai prova a stare in silenzio, perché il vento soffia spesso dal mare e sembra portare vecchie memorie. Da qui, verso sera, ti accorgi di quanto è luminosa la città, al limite del deserto, arrotolata sulla spiaggia con il grande porto nella pancia.

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